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Il guerriero del Milan

di Gino Franchetti
ISBN:
344-2667-8
Pagine:
192
Prezzo:
€ 12.75 ( € 15.00 )

È arrivato al Milan un vincente sicuro, uno di quei purosangue sui quali nemmeno vale la pena di puntare, tanto basse sono le quote. In principio forse ci credevano in pochi. Aveva un difetto grave, agli occhi dei tifosi: aveva giocato nell’Inter. Non una faccenda di poco conto: ci aveva vinto tre scudetti in tre anni. E prima fra l’altro era stato alla Juve e aveva vinto anche lì, così come aveva vinto all’Ajax e nell’ultima stagione al Barcellona. Insomma, aveva riunito nel suo curriculum di calciatore professionista quasi tutti i più rognosi avversari del Milan, portando con sé ricordi non tutti piacevoli per i tifosi rossoneri.

 

In poco tempo ha convinto tutti a suon di gol. Dunque non veniva tanto per strappare l’ennesimo contratto ultramilionario, ma aveva tutte le intenzioni di scrivere per la Milano rossonera altre pagine importanti nella storia del calcio. Non poteva promettere niente (a calcio si gioca in undici per volta, raramente uno solo decide), ma garantiva la volontà: puntava a vincere, tanto per cominciare, la sua prima Coppa Campioni, e voleva vincerla al Milan, l’ultima squadra per la quale avrebbe giocato da professionista del pallone.

 

La sua era una lunga storia già prima che nascesse, quella dei suoi genitori così diversi: la mamma croata di Zara, il padre bosniaco di etnia rom e musulmano. Ma, pur essendo cittadino svedese a tutti gli effetti, Zlatan Ibrahimovic è nato a Malmoe, nel quartiere di Rosengard destinato agli immigrati. Ha l’orgoglio di molte nazionalità, il coraggio di chi ha dovuto farsi largo a gomitate sin da bambino per farsi strada e, di tanto in tanto, gli capita di sgomitare per istinto anche sui campi di calcio, dove ha imparato ben presto a difendersi da solo, come Gattuso, del resto. Non ha mai fatto passi indietro, non è disposto ad inchinarsi: è il suo difetto e il suo pregio.

 

Ora ha una moglie e due figli e sembra più maturo, più docile. Era quasi un teppista a Malmoe, strafottente e indisciplinato nell’Ajax, scorretto e prepotente nella Juve, ma già negli anni interisti era cambiato. Fuori del campo, in fondo, è un tipo tranquillo. E al Milan, inevitabilmente, l’hanno ben presto paragonato a Van Basten (parole di Galliani, non uno qualunque), mentre agli inizi della carriera, era stato via via il nuovo Ronaldo o il nuovo Corso... Invece ora è semplicemente Ibra il Grande, uno che sa solo vincere.

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